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Stufe ad accumulo. Il calore che resta

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Qual è la differenza tra una vera stufa ad accumulo e una stufa a parziale accumulo? A spiegarlo è Marco Invernici, titolare di «Fuoco In» di Barzana in provincia di Bergamo,

primo rivenditore in Italia del marchio Tulikivi: «Innanzitutto queste stufe sono costruite sia esternamente che internamente con materiali ad altissima capacità di accumulo termico,

come pietra ollare, refrattari speciali o ceramica tecnica, contrariamente alle stufe a parziale accumulo o tradizionali che presentano l’interno rivestito da materiali refrattari, come vermiculite o chamotte, che resistono al calore ma non ne accumulano molto, e nelle stufe più economiche in metallo, ghisa o acciaio solo esternamente ricoperte con un sottile rivestimento di pietra o ceramica». Inoltre, è necessario considerare peso, massa e capacità di accumulare calore: «La massa è elevata per le vere stufe ad accumulo e spesso supera i 1.000 kg proprio per accumulare più calore – prosegue Invernici –. Le stufe a parziale accumulo hanno invece una massa inferiore, di solito sotto i 500-700 kg. In questo modo con sole due cariche al giorno avremo una differenza

di accumulo nettamente superiore rispetto a una stufa tradizionale». Le stufe tradizionali raggiungono infatti rapidamente alte temperature con ogni ricarica di combustibile, ma si raffreddano altrettanto velocemente, richiedendo quindi frequenti ricariche per mantenere un calore costante. Al contrario le vere stufe ad accumulo necessitano di poche accensioni e rilasciano il calore per irraggiamento per 24 ore.


 
 
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