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Pietra ollare! il calore che dura!


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Le stufe ad accumulo in pietra ollare, come le finlandesi Tulikivi e le norvegesi Odin, sfruttano una roccia metamorfica (steatite) con un profilo

ideale per il calore: prevalenza di talco e magnesite, con piccole percentuali di clorite e dolomite e tracce ferrose. Non un singolo minerale, ma una miscela naturale che assorbe molta energia senza deformarsi e la rilascia lentamente. «La chiave non è la fiamma, è la massa - spiega Marco Invernici, titolare di Fuoco in di Barzana in provincia di Bergamo -. La pietra ollare ha alta capacità termica e bassa conducibilità: durante la combustione produce calore e, spenta la fiamma,

lo restituisce per molte ore in modo graduale.

Non è magia: è fisica dell’accumulo». Il calore emesso è in gran parte radiante, a infrarossi «lunghi»: scalda superfici e persone più che l’aria.

Risultato?

Comfort uniforme, niente correnti, meno aria secca e polvere mossa rispetto ai

sistemi convettivi o ventilati. «È quella sensazione di “sole invernale” che senti sulla pelle: spesso si sta molto meglio che con qualsiasi altro sistema compreso il riscaldamento a pavimento» aggiunge Invernici. Sul piano pratico, in un ciclo corretto di utilizzo bastano in genere 1-2 ore di fuoco per avere molte ore di calore disponibile: nelle grandi stufe ad accumulo, a seconda della massa, del

dimensionamento e dell’isolamento dell’abitazione, la superficie resta calda anche fino a 24–48 ore dopo lo spegnimento. «Conta la progettazione: volume della stufa, canna fumaria adeguata e soprattutto legna ben stagionata (umidità sotto il 20%). Il fuoco fa spettacolo per poco, la pietra lavora per il resto» sottolinea l’esperto. L’effetto salute e il risparmio vengono da qui: calore stabile, meno sbalzi termici, consumi contenuti perché si fanno uno-due cicli al giorno invece di alimentare

continuamente la fiamma. «Sono apparecchi che possono funzionare senza corrente e, se ben usati e mantenuti, durano decenni – conclude Invernici –.

L’importante è rispettare installazione a regola d’arte di tutto l’impianto, manutenzione e norme locali».

 
 
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